Il giornale chiude, i lavoratori se lo prendono: l’Ora siamo noi

 

— Claudio Dionesalvi, REGGIO CALABRIA, 5.5.2014 “Il Manifesto”

Editoria. In autogestione contro l'oscura fine del quotidiano calabrese

 

Lo stri­scione «l’ora della dignità» cam­peg­gia sui fine­stroni di uno sca­to­lone in cemento, nella zona indu­striale dell’area urbana di Cosenza. Indi­gnati, sor­ri­denti, pre­oc­cu­pati ma orgo­gliosi, una set­tan­tina tra gior­na­li­sti, poli­gra­fici, ammi­ni­stra­tivi e col­la­bo­ra­tori del quo­ti­diano l’Ora della Cala­bria accol­gono con un buon bic­chiere di vino rosso le cen­ti­naia di visite soli­dali che stanno rice­vendo in con­ti­nua­zione.

Occu­pano da diversi giorni gli uffici ope­ra­tivi del gior­nale. In auto­ge­stione anche la sede di Reg­gio Cala­bria. Dor­mono, man­giano, vivono in reda­zione da quando la testata ha ces­sato di andare in rota­tiva. Intanto lavo­rano. Il tabloid infatti non è morto. Al con­tra­rio, ha ripreso nuova vita. Tutto il lavoro gior­na­li­stico si è tra­sfe­rito sul web, dove i cro­ni­sti in stato d’agitazione hanno aperto il blog l’Ora siamo noi e l’omonimo pro­filo face­book. Entrambe fre­quen­tate da decine di migliaia di utenti gior­na­lieri, aggior­nate in tempo reale, que­ste due «scia­luppe digi­tali di sal­va­tag­gio» ospi­tano inchie­ste e ser­vizi pro­dotti dai gio­vani cer­velli che nella fab­brica imma­te­riale dell’informazione sono stati ope­rai per tanto tempo.
«Il liqui­da­tore, senza alcun pre­av­viso, ha impo­sto il godi­mento for­zato di 15 giorni di ferie e ha annun­ciato l’avvio della pro­ce­dura del licen­zia­mento col­let­tivo», si legge nel docu­mento che espone le ragioni della pro­te­sta. Fran­ce­sco Can­gemi, vivace repor­ter d’inchiesta sociale, stre­mato dalle gior­nate di lotta, spiega: «Stiamo medi­tando di for­mare una coo­pe­ra­tiva e assu­mere col­let­ti­va­mente la pro­prietà del gior­nale».

Impresa non facile. Negli ultimi mesi il quo­ti­diano era dive­nuto sco­modo, fasti­dioso per le potenti fami­glie poli­ti­che cala­bresi, oltre che one­roso per la pro­prietà. Una morte annun­ciata. Eppure carica di lati oscuri. Non è stata la crisi eco­no­mica a pro­vo­carla. Fino a poche ore dalla chiu­sura, il gior­nale ven­deva migliaia di copie in tutta la regione. A quanto pare, letale sarebbe stato il note­vole debito con­tratto negli anni con lo stam­pa­tore, quell’Umberto De Rose, pre­si­dente di Fin­ca­la­bra, di recente inda­gato dalla pro­cura di Catan­zaro per abuso d’ufficio e minacce. De Rose è stato cata­pul­tato sulle cro­na­che nazio­nali nel feb­braio scorso, quando avrebbe cer­cato di con­vin­cere l’editore dell’Ora della Cala­bria, Alfredo Citri­gno, a cen­su­rare la noti­zia del coin­vol­gi­mento del figlio del sena­tore Ncd Tonino Gen­tile in un’inchiesta giu­di­zia­ria. Gen­tile era stato da poco chia­mato a rico­prire l’incarico di sot­to­se­gre­ta­rio. La bufera di pole­mi­che sca­tu­rite dopo la pub­bli­ca­zione sul web della regi­stra­zione di una tele­fo­nata in cui lo stam­pa­tore De Rose rac­co­man­dava a Citri­gno di fare atten­zione al «cin­ghiale ferito», spinse Gen­tile a dimet­tersi dal governo Renzi. Coin­ci­denza: il debito accu­mu­lato dall’Ora della Cala­bria nei con­fronti del suo stam­pa­tore è diven­tato inso­ste­ni­bile pro­prio a poche set­ti­mane dal caso «cin­ghiale».
«Per noi non è più sol­tanto una que­stione di libertà di stampa. Adesso lot­tiamo per un red­dito e per difen­dere il posto di lavoro. E pos­siamo vin­cere solo se riu­sciamo a orga­niz­zare un’alternativa dal basso», spiega Marco Cri­bari, del Comi­tato di reda­zione. Alfonso Bom­bini, gior­na­li­sta dai tratti gue­va­riani, sot­to­li­nea il corag­gio del diret­tore Luciano Regolo: «Ha por­tato una rivo­lu­zione nel mondo gra­ni­tico e sta­tico dell’informazione cala­brese». E rilan­cia: «Il gior­nale lo fac­ciamo noi che ogni giorno ci met­tiamo la fac­cia e le noti­zie. La pro­prietà morale, civile e intel­let­tuale è nostra. Ecco per­ché abbiamo dato vita al blog che non è solo un net­work. È il sim­bolo di una bat­ta­glia con­di­visa. Stiamo rom­pendo una tem­po­ra­lità ordi­na­ria, intro­du­cendo il nostro calen­da­rio».

Frat­tanto scor­rono veloci le ore nella reda­zione occu­pata. Al tra­monto arri­vano i col­le­ghi per il turno di notte. Mani che si strin­gono, pac­che fra­terne. Si discute di un pos­si­bile sit-in per il 9 mag­gio, quando il pre­fetto di Cosenza rice­verà liqui­da­tore, Fnsi, Cdr e diret­tore. La par­te­ci­pa­zione alla mani­fe­sta­zione si pre­an­nun­cia larga e com­patta. Mes­saggi soli­dali sono per­ve­nuti da set­tori sociali diversi. Dif­fi­cile non pro­vare sim­pa­tia per que­sti lavo­ra­tori che si sono ripresi il corpo, il sapere, il tempo, la parola.